Stava tendendo una mano che non sapevo come afferrare
Stava tendendo una mano che non sapevo come afferrare, e allora le spezzai le dita con il mio silenzio, lei mi disse: "Tu non vuoi parlare con me, vero?" Tirai fuori dallo zaino il mio quaderno e trovai la prima pagina bianca, cioè la penultima. Scrissi: "Io non parlo. Mi dispiace".
Lei guardò il pezzo di carta, poi me e poi ancora il pezzo di carta, si coprì gli occhi con le mani e pianse, le lacrime le sfuggivano tra le dita e si fermavano nelle membrane, pianse, pianse, pianse, non c'erano fazzoletti a portata di mano e allora strappai la pagina dal quaderno - "Io non parlo. Mi dispiace" - e la usai per asciugarle le guance, la mia spiegazione e le mie scuse le colarono sulla faccia come un mascara, lei mi prese la penna e scrisse sulla prima pagina bianca del quaderno, cioè l'ultima: "Sposami ti prego".
Molto forte, incredibilmente vicino